Dal libro "Chat chat chat..."
Questa e' la nostra famiglia
Dai balconi aperti entrano i profumi della terra arata di fresco,dei fiori,degli alberi del parco sottostante.
Sono finiti i giorni del lutto.E' la prima sera che siamo soli,i miei figli e io.
Senza volerlo,c'è come un'atmosfera solenne.Io sono seduto sul divano in silenzio con l'aria assorta.Loro mi guardano,come aspettando.
"Da ora in poi questa è la nostra famiglia" dico con voce rotta dall'emozione.
Aggiungo altro che non ricordo più.Non dicono una parola i miei figli,i due piccoli mi guardano e poi abbassano gli occhi,il grande annuisce.
Siamo alla ricerca di un nuovo equilibrio dentro di noi,tra noi,nella casa.Una signora tre volte la settimana verrà per le pulizie.Per il resto dobbiamo pensarci noi.
Mi sento come stremato,come una pietra che pure pulsa e avverte il dolore.Giorno dopo giorno,sempre meno penso a pregare e mi addormento sempre più spesso senza aver fatto neanche il segno della croce.
Ho perso il bene più caro,la donna che mi ha dato tre bellissimi figlioli,ma la vita continua lo stesso.
A che vale chiudermi e martoriarmi nel ricordo del passato?
Debbo vivere,riprendere a vivere,non arrendermi,non cedere alla terribile morsa dei ricordi.
A settembre riprendo a scrivere il mio diario.Mi è mancato.Ricomincio come prima :su alle 7,30...".
Ma ora sono solo nell'impervio sentiero della vita.
Mi butto a capofitto nel lavoro.I miei figli fanno il loro dovere di studenti,raramente litigano,non mi danno dispiaceri,non mi rinfacciano nulla quando qualche giorno resto fuori o passo fino a tardi qualche serata con gli amici.
Ma mi sento solo.
Specialmente quando nessuno dei ragazzi è a casa,mi aggiro confuso e disorientato e mi sento ancora più solo.Guardo annoiato la televisione,scrivo le solite banalità,il diario giornaliero,annoto il rendiconto dele spese.
Ho una grande paura di non farcela,di cadere in depressione.Mi manca la compagnia,l'amore di una donna e Valeria non c'è più.Comincio a pensare e a fissarmi che un'altra compagna della mia vita non riuscirò più a trovarla.
E a poco a poco anche un'altra paura comincia ad affiorare,quella di potere diventare impotente.
Avevo letto parecchie volte che, dopo la perdita di una persona cara,come quella della propria compagna,può insorgere una forma di impotenza di origine psicologica,difficile da curare.
Nasce così sempre più forte in me la tentazione di mettermi alla prova.
Nadia,settembre 1998
Sì,con l'autobus delle 14,00:decido di andare a Catania.
Ho scelto un annuncio tra i tanti su "La Sicilia": "Ragazza alta,sexi,bella,un gran seno,ambiente molto riservato.Via Collegati 10,suonare Righi" Avevo telefonato nella mattinata.
Un gran caldo e io in vestito e cravatta,come se andassi ad una festa.
Nell'autobus poca gente.Davanti a me due ragazzi si baciano:lui un capellone,lei una giovanissima dagli occhi spiritati e dal viso scheletrico.
Quando arrivo,mi dirigo verso il porto.Le strade sono quasi deserte e i negozi ancora chiusi.Cammino sul marciapiede,attento a leggere i nomi delle vie che incrocio a destra e a sinistra,Il caldo è soffocante e sono in un bagno di sudore.Assorto nei miei pensieri,non vedo una macchina che mi si accosta: un giovane mi chiede se ho dei cerini.
"No,non fumo". Ma ho per un momento paura.Ho la sensazione che i pochi passanti guardino tutti me,contino i miei passi,mi spiino.
Cammino per un bel po',ma non trovo la via.meglio chiedere.Vedo quattro giovani,due seduti sul marciapiede,gli altri appoggiati ad un motorino.
No,a loro no.
Chiedo ad un signore che sta alzando la saracinesca del negozio.La Via Collegati è una traversa della Via Alfano.Pensavo fosse un vicolo,invece è una strada larga e abbastanza lunga.Al n.10 c'è un palazzo nuovo di quattro piani con un portone a vetri.Quattro signori escono quando arivo all'ingresso.
Aspetto che si allontanino,poi cerco Righi,suono.
"Sono Fabio".
Il portone si apre e sento una voce -Secondo piano-.
Salgo le scale,attraverso un lungo buio corridoio,sento aprire piano una porta in fondo a sinistra.Mi avvio da quella parte.
"Prego,si accomodi,Nadia l'aspetta" mi dice una vecchia vestita di scuro dagli occhi vivaci,dalla faccia rugosa con i capelli nerissimi,che lucidi e lunghissimi le scendono sulle spalle.
"Ciao,bello,su...vieni!"
Nadia mi fa entrare e la vecchia chiude la porta.
Mi guarda appena e mi dà un bacio sulla guancia.Il televisore è acceso,c'è la replica del "Maurizio Costanzo show".
Si toglie la vestaglia celeste che indossa e rimane completamente nuda.
Si siede con le gambe larghe sulla sponda del letto,con gli occhi rivolti al televisore e mi invita a spogliarmi.
E' alta,sexy,un gran seno,formosa,con gli occhi grandi ed un sorriso triste dipinto tra le labbra rosse.
Continua...
Eros Tanatto...Chat chat chat IL mercatino dei sogni...pubblicato dalla casa editrice sovera di Roma
Continuazione delle pgine...inizio....pubblicate in questo blog il 27 dic.2007.
...
Avevo sofferto tanto nei tre anni lunghissimi della sua malattia,mi ero aiutato come avevo potuto.Tante volte avevo pensato che non ce l'avrei fatta,che avrei ceduto,che alla fine avrei dovuto arrendermi.Eppure,caparbiamente,con forza avevo resistito.Il lavoro,gli amici,i figli,i libri mi avevano aiutato.
I libri.
Quando percepivo che la disperazione stava per prendere il sopravvento,leggevo Nietzsche e Oscar Wilde,che mi aiutavano a vedere la vita quasi dall'alto,a disprezzare le sofferenze mie e degli altri,a ergermi sopra il dolore,a irridere alla compassione,anche a quella per me stesso,a prepararmi al terribile dopo.
A volte invece volevo consolare ed essere consolato,sentivo un grande bisogno di fede e mi ritrovavo quasi senza volerlo, a pregare perchè Dio mi aiutasse a sopportare il dolore,perchè guardasse con occhio benevolo i miei figli ancora bambini,perchè accogliesse tra le sue braccia misericordiose Valeria ,dopo anni di atroci sofferenze.E allora leggevo Manzoni,Seneca,le Sacre Scritture.E trovavo momenti di pace ristoratori,un sollievo che mi dava forza per continuare a lottare senza cedere.
(...)
Le prime pagine...
Era un'abitudine alla quale non avevo più potuto sottrarmi.Da quando avevo vent'anni,ogni sera scrivevo in un quaderno il diario della giornata,più o meno particolareggiato,a seconda dell'importanza delle cose da ricordare e del tempo a disposizione.
Ogni tanto ne prendevo uno a caso e,quasi con religioso rispetto,,ne sfogliavo le pagine:ecco cosa avevo fatto quel giorno di quell'anno di dieci venti anni prima,e mi tornavano alla mente persone,situazioni,stati d'animo di gioia o di sofferenza,che pensavo ormai cancellati.Li riprendevo per un istante al tempo e rivivevo,quasi sempre dolcemente,anche i ricordi più tristi.
Ma dal 25 apriledel 1998,il diario era rimasto bianco:avevo deciso di non scrivere più nulla.Avevo sbarrato con rabbia,fino quasi a strapparla con la biro,la pagina appena iniziata.
Ero al balcone e la mia Valeria stava morendo,dopo una lunga malattia.
L'indomani sarebbe stata ricoverata in ospedale e,dopo dodici giorni,l'avrebbero riportata a casa,morta,avvolta in un lenzuolo bianco.
A quarantacinque anni.
-Una mosca mi tocca il viso
non la vedi?-
-Sì sì la vedo-
Ma non c'è niente,
Valeria.
C'è il tuo viso
in un pallore mortale.
Distesa sul lettino
della sala di rianimazione
cerchi di articolare le parole
con una voce flebile
che stenta ad uscire.
Io guardo nel vuoto.
Tu sei già
con la mente lontana
e il tuo pensiero
si perde
nei meandri del mistero.
Hai gli occhi chiusi
le braccia con le mani
distese sul lenzuolo bianco.
E...com'è strana la vita!
Quanti anni
il tempo si e' portati via!
Ora siamo qui
alla tragica resa dei conti.
Non c'è una risposta
al mio assurdo perchè.
A nulla vale
il nostro corpo che freme
la nostra anima che urla
il nostro pianto
la nostra disperazione.
E il tuo respiro
si fa più affannoso
poi ritorna normale.
Bagno le tue labbra secche.
Tu
apri e richiudi per un istante
i tuoi occhioni
ancora belli.
(...)